Giuffré Editore

Partire dalle fondamenta, costruire il futuro.

La ricerca scientifica e la professionalità giuridica notarile.

La società che siamo, il domani che vorremmo.

Rosaria Bono, Presidente della Fondazione Italiana del Notariato, Consigliere Nazionale del Notariato  

Daniela Piana, Professoressa ordinaria di scienza politica, dell’Università di Bologna



Noi e domani 

Quando, nel 1948, la Costituzione repubblicana venne adottata, la società italiana si trovava sul crinale di determinanti fratture culturali, esacerbate dall’esperienza della guerra appena alle spalle e dall’esperienza del periodo compreso fra le due guerre. Fu, quello, un periodo nel quale molti dei cambiamenti avvenuti nel Paese avevano innervato la strutturazione di parti nevralgiche dello Stato, del welfare, della relazione fra il diritto e il mercato. 

Gli articoli che noi troviamo nella Costituzione repubblicana, le parole nella formulazione di questi scelte per dare espressione a principi e valori, si comprendono appieno oggi se guardati come il “precipitato” di una faticosa elaborazione fatta da parte dell’Assemblea costituente. 

L’Assemblea diede risposta al suo mandato adottando un costante orientamento teso verso la ricerca di un punto di equilibrio fra idee diverse di che cosa potesse essere la società giusta: solidale? liberale? comunitaria? individualistica? 

Gli studi di natura sociologica e giuridica che hanno affrontato il tema del costituzionalismo e delle evoluzioni della società a partire dal Secondo Dopo Guerra mettono in rilievo l’esistenza – e la co-esistenza – di tre aspetti: 

  • lo sforzo di coniugare i diritti e le libertà delle singole persone con il bilanciamento e la tutela del bene comune e della solidarietà; 
  • la combinazione della libertà economica con la sostenibilità, un aspetto che oggi appare quantomai attuale, se si guardano i settori dell’ambiente, dell’energia e della casa; 
  • la previsione di una architettura costituzionale che è già di per sé aperta al cambiamento e che chiede, a mano a mano che la società evolve e si trasforma, di essere adeguata nella sua concreta e quotidiana attuazione  

Nasce lì la radice dell’incontro, che poi ha caratterizzato tanti passaggi chiave dell’esperienza democratica italiana, fra professionalità notarile e momento costitutivo – e ricostitutivo – del patto sociale. 

La radice dell’incontro 

Professionalità notarile 

Costituzione e patto sociale

Il patto fra le parti di una società, che è plurale, va reso vivo e vero ogni giorno, a partire dal momento in cui singoli cittadini si trovano a negoziare transazioni economiche, immobiliari, ad esprimere le loro volontà fra generazioni, a gestire la loro iniziativa e il loro spirito imprenditoriale nel rispetto di legalità, sostenibilità e trasparenza. 

Con riferimento a queste tre dimensioni della natura fondativa della Costituzione, la funzione notarile occupa una posizione unica. Tale unicità è dovuta essenzialmente alla sua duplice appartenenza, allo Stato e alla società, una funzione pubblica in quanto pubblico ufficiale, e un corpo professionale intermedio capillarmente posto sul territorio, nella e per la società. 

In questo quadro, la persona entra dalla porta principale del patto sociale sotteso alla Costituzione repubblicana, ossia dalla porta del principio di eguaglianza, non solo inteso come principio costituzionale, ma anche obiettivo di effettività nel rapporto che il settore pubblico ha con il cittadino, mettendo – e dovendo mettere – quest’ultimo nella condizione di potere al meglio esercitare quelle libertà che le o gli sono riconosciute appunto dalla Costituzione. 

Si potrebbe rappresentare in modo metaforico questa visione con l’immagine di un tempio, nella quale il timpano costituisce la raffigurazione della garanzia della persona nel tempo, il basamento rappresenta il principio di eguaglianza e le tre colonne sono l’immagine della struttura, della storia e dell’identità. 

Se quindi, come in un tempio, il basamento è dato dal principio di eguaglianza e dai diritti delle singole persone fissati dalle norme astratte della costituzione, sono le colonne che permettono di dare attuazione a quei diritti e quindi di farli vivere, di attuarli. La effettiva, reale, concreta, fruizione di quei diritti e il significato che essi acquisiscono nella vita di ogni persona sono nel loro insieme il timpano, al quale il notaio dà un contributo stabile nel tempo, duraturo, solido, visibile. 


In ciascuna delle “colonne” la funzione notarile svolge un ruolo quotidiano, ancorché non sempre appieno esplicitato nella pubblicistica diffusa o nei media. 

A questi tre aspetti, e ai ruoli che la funzione notarile ivi svolge, sono dedicati i tre momenti di riflessione di cultura del notariato in una ottica di approfondimento non solo dello status quo ma anche di quelle che saranno le domande di struttura, storia e identità nella società italiana del domani. 


Quello che il Notaio porta alla società italiana per dare vita alla Costituzione, ogni giorno   

La scrittura, l’adozione, l’attuazione in continuo divenire della Costituzione, sono, nel loro insieme, un continuo movimento che va dalla regola all’azione, un “avvenire continuo”. Questo movimento istituisce una architettura, dello Stato e del rapporto che questo intrattiene con la società. Si tratta di un movimento che crea uno spazio in cui i diritti soggettivi prendono vita nelle azioni e nelle trasformazioni della norma giuridica stessa. In quello stesso spazio i principi della Costituzione attinenti alla leale collaborazione e al buon funzionamento delle istituzioni pubbliche e della amministrazione diventano fatti – e diventano anche aspettative. 

Si tratta in sintesi di un movimento che nasce da una energia costituente e costitutiva, che a sua volta genera un potenziale di energia, il quale diventa vita proprio laddove si incontra la persona con la norma del diritto.  

Gli studi e ricerche di cui oggi disponiamo sulla vitalità – quello che tecnicamente si chiama capacità adattiva ed evolutiva – delle Costituzioni, unitamente agli studi e ricerche di cui disponiamo sulle ragioni e sui meccanismi che assicurano tale vitalità, permettono di guardare all’incontro fra il Notaio e la Costituzione lungo quello che può essere propriamente definito ciclo di vita delle norme giuridiche, sia di rango costituzionale, sia di rango primario legislativo, sia ancora di ordine secondario. Come si evince dalla osservazione delle democrazie contemporanee e dei sistemi politici che si sono dotati di una Costituzione scritta, soprattutto a valle di una esperienza di cesura istituzionale – violenta o non violenta, negoziata o imposta dagli organismi internazionali – la combinazione delle tre tipologie di norme è di molto cambiata nel corso del tempo. 

Spesso la ricerca scientifica e la dottrina approfondiscono aspetti che riguardano le norme del diritto. Ad esempio, si offrono importanti analisi di come la giurisprudenza sia evolutiva rispetto a determinati istituti, o di come nel quadro del diritto europeo vi siano novità sia legislative, sia regolamentari, che inducono il sistema italiano a cambiare. 

Più rara nel nostro Paese, per ragioni di tradizione culturale e di prassi di dialogo fra istituzioni, la discussione fra da un lato la comunità delle professioni del diritto e dall’altro la comunità degli studiosi che si occupano di organizzazione, sociologia, economia, gestione, ma anche psicologia comportamentale, comunicazione. Questi temi e queste discipline sono capaci di dirci, per esempio, come cambia la società, il mercato, come cambia il modo di pensare delle persone in materia di incertezze, di paure, di rischi, di imprenditorialità e di visione della vita. Ci possono aiutare a comprendere dove sta andando la domanda che la società esprime di garanzie, di strumenti giuridici, anche tenendo conto delle diversità fra territori che così tanto caratterizza il nostro Paese da sempre, dalla sua lunga e ricca storia. 

Un dialogo proficuo e necessario

Capire la società e i suoi cambiamenti con la ricerca scientifica

Creare il giusto ponte fra norma astratta e situazioni di vita con la prassi notarile


È dunque invece molto importante mettere in dialogo le due prospettive di ragionamento, quella che trova il suo fondamento nelle ricerche empiriche comparate, fatte sulle dinamiche di cambiamento che, a partire dalla adozione di una norma giuridica, portano al consolidamento di quei comportamenti o di quelle fenomenologie procedurali, processuali, sostanziali, ed organizzative che la norma preconizza, e la prospettiva di ragionamento che viene dal notare come per ciascuna delle fasi che segnano il dispiegarsi del processo di cambiamento le variabili che intervengono e fanno la differenza rispetto al se, al come, e al tempo del cambiamento siano diversamente connesse con l’esercizio della funzione notarile. 

Ci sono molte ragioni per sostenere questa impostazione. Ma una è forse la più forte e la più semplice di tutte. È quella che nasce dalla constatazione che quando viene introdotta una regola giuridica nuova o un nuovo sistema di norme – attraverso, ad esempio, una riforma – la innovazione della “norma” è “solo” l’inizio di un lungo viaggio verso il cambiamento, nel quale intervengono tanti fattori. Insomma, la Costituzione che resta la stessa nel tempo si rende viva e viaggia attraverso il tempo e lo spazio proprio perché e nella misura in cui prende corpo nel concreto vivere quotidiano, nell’incontro fra la società italiana, così come essa è, e chi il diritto lo adegua lo vede “in vero” e non solo in vitro ogni giorno. 

Si spiega così la centralità della figura notarile. Il numero tre sembra ritornare come per le colonne. Sono tre gli aspetti che compongono questa centralità. 


Il Notaio: tre colonne fra eguaglianza e domanda sociale

La terzietà   -   La certezza  -   Il buon funzionamento e l’efficienza dello Stato


In primis, la postura di terzietà che vede il Notaio come pubblico ufficiale si coniuga con la professionalità tecnica e l’alto grado di specializzazione per quei profili che attengono sia la dimensione privatistica – si pensi ai formanti contrattuali o convenzionali che trovano applicazione nel diritto societario – sia la dimensione pubblicistica – si pensi alle competenze tecniche in materia di anti-corruzione, anti-riciclaggio, per menzionare le tematiche di più attuale impatto sulle elaborazioni normative primarie e secondarie nazionali e transnazionali. 

Inoltre, nella fase che attiene alla concretizzazione della norma la funzione notarile apporta sia la certezza della conoscenza contenuta nei pubblici registri, sia la solidità stratificata nel tempo della competenza maturata per ciascun istituto del nostro ordinamento particolarmente nel settore del diritto civile e del diritto amministrativo. 

Infine, il Notariato contribuisce alla standardizzazione delle procedure che passa attraverso la creazione e il mantenimento di un sistema di carattere organizzativo e tecnico coadiuvato da una forte e pervasiva digitalizzazione, essa operata nel rispetto di criteri di sostenibilità e di accessibilità in tutto il territorio. Si tratta per quest’ultimo aspetto di un apporto essenziale dato dal Notariato proprio al raccordo fra territori dello Stato italiano i quali, sul piano dei pubblici registri e delle forme di accesso agli stessi, possono disporre di una base eguale e di interfaccia uniformi, a garanzia di funzionalità equa – anche per territori con insediamenti urbani piccoli o di medie dimensioni – e tecnicamente di alta qualità. 

La cultura che interviene nel consolidamento della norma trova nell’operato della funzione notarile un punto di forza in quanto sia sul piano dell’agire nei territori sia sul piano del rapporto con le parti, il Notaio si pone come snodo del sistema sociale e costituzional-democratico in cui la parola del diritto acquisisce un significato pertinente per la vita del cittadino, con una semantica che il cittadino può comprendere, fare propria, e dunque interiorizzare.  

In altri e più sintetici termini, vista in questa chiave dinamica, la funzione notarile e la professionalità che la innerva sono condizioni strutturali di radicamento e di riattualizzazione di quel contratto sociale che ci appare ab initio momento costituente della società italiana Repubblicana e di quel pactum societatis che si vuole rinnovare nei fatti nelle funzioni e nella cultura del Paese. 


Da allora 

A distanza di molto tempo da quel momento di straordinaria elaborazione normativa, l’Italia si presenta come un sistema sociale e politico in continuo bilanciamento fra l’individuale e il collettivo, la tutela dei diritti soggettivi e la promozione di un bene pubblico, l’ambiente, il paesaggio, la solidarietà. 

Gli strumenti concreti che si sono susseguiti nella storia della attuazione della Costituzione offrono spunti di riflessione per vedere come la regola giuridica – primaria, secondaria, giurisprudenziale – sia evoluta non sempre in modo lineare per dare effettività ai principi sanciti nella Costituzione: la proprietà intesa come diritto soggettivo e come prassi economica da contemperare con il rispetto dei beni pubblici; la libertà di iniziativa economica intesa come diritto fondativo di una società liberale ma al contempo da bilanciare con il bisogno di assicurare il welfare e la coesione sociale. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. 

Bisogni, prassi, politiche pubbliche, iniziative ed investimenti, sono tutti aspetti che la ricerca scientifica studia ed approfondisce. Sono i dati sui fatti, sui comportamenti, sulle domande di servizi, sulle mobilità di persone, che ci dicono non solo come evolve la nostra società ma anche in quale modo la Costituzione repubblicana acquisisce un concreto significato in ogni momento in cui incontra la vita del cittadino – la mattina allo sportello dell’anagrafe, un giorno nell’atto rogante, nel momento di definizione di un testamento, nella definizione di un accordo patrimoniale interno ad una famiglia. 

Dove si situa il Notaio in questo scenario? 

Proprio nell’inframmezzo, fra l’ascolto della vita e la competenza della norma. È lì che la professionalità notarile si esprime nel comprendere la volontà della persona e nel trovare la forma giuridica migliore per esprimerla. Così facendo il Notaio agisce in modo costituzionalmente orientato. E al contempo si mette in relazione con le evoluzioni sociali: nuove forme di famiglia, nuove fragilità, nuove domande ed opportunità di società, di imprese, nuove forme di gestione trasmissione dei diritti di proprietà, usufrutto, e la lista potrebbe di molto essere ampliata. 

Perché dunque parlare di Costituzione? 

Perché la Costituzione è il fondamento del nostro ordinamento e quando ci si proietta verso il futuro è bene partire dalla base, da ciò che ci accomuna e ciò che sorregge l’architettura della nostra democrazia, dello Stato e della società. 

Perché occuparci di Costituzione e Notaio? 

Perché in questi anni la società è cambiata profondamente: i valori sono mutati e sono radicalmente diverse, rispetto a quel 1948, le modalità di percepire i valori, di bilanciare gli uni rispetto agli altri. È diversa oggi la relazione che le persone intrattengono le une con le altre, nella famiglia, nel mercato, nelle imprese, ma anche fra le persone e lo Stato. 


Tali cambiamenti si sono riflessi nella professionalità notarile. Sono cambiati i contenuti delle prestazioni professionali, è cambiato il modo di esercitare la funzione notarile. Al fondo possiamo dire che è cambiato il bisogno e la domanda di diritti e di diritto ed è cambiata la modalità con la risposta che il Notaio dà ogni giorno alle persone che a questo si rivolgono per le questioni che spesso sono il cuore della loro vita: la casa, le successioni, le iniziative economiche. 

La Costituzione non è cambiata nei principi. Questi stanno a pilastro e baluardo di valori innegoziabili la dignità della persona, la sua autonomia, la sua supremazia rispetto a qualsiasi forma di diversità e di diversa scelta di vita. Eppure, quei principi sono anche se visti dal lato del rapporto fra diritto e società fra regola giuridica astratta e vita concreta, con tutte le sue incertezze fragilità imprevedibilità e singolarità come degli spazi che prendono un significato concreto proprio con l’evolvere della società. 

Oggi negli studi notarili le tutele dei soggetti deboli le mitigazioni delle asimmetrie di potere le garanzie all’interno di famiglie con situazioni patrimoniali complesse anche derivate dalla trasformazione profonda delle modalità di vivere gli affetti e le relazioni private, sono temi affrontati quotidianamente. 

L’agire notarile deve essere ed è costituzionalmente orientato, per poi radicarsi e diventare concreto specifico contestuale nell’ascolto e nell’accoglimento di quella che è la volontà della persona. 

La attenzione alla capacità della soluzione giuridica trovata di volta in volta di reggere alla prova del tempo, di essere eseguibile in futuro, di non generare possibilmente contenzioso che potrebbe essere evitato solo con una attenta e competente articolazione delle clausole, delle forme giuridiche, dei negozi, è qualcosa che si avverte e vive negli studi notarili ogni giorno e che sta al centro dei nostri momenti di riflessione scientifica e deontologica. 

Dunque, è cruciale parlare di Costituzione, di farlo con il Notariato e come Notariato. 

Proprio per il fatto di avere riconosciuto e voluto mettere al centro del ragionamento la trasformazione della società e la funzione notarile nel dare risposta a tale trasformazione, dando significato – qui ed ora – a principi universali che ci tengono uniti come società, si è scelto di dare ai lavori che sono qui presentati e al convegno da cui essi derivano un taglio di vero dinamico e innovativo dialogo. 

Il convegno i cui atti e le cui riflessioni qui riportiamo nasce da questa semplice eppur ineludibile constatazione, del tutto astratta, generale, e non strettamente notarile. Quando una legge una previsione giuridica deve essere attuata è necessario che la si pensi come uno tassello di un sistema paese che si incontra con la vita delle persone, delle imprese, del terzo settore. In quell’incontro nasce quello che gli studiosi intendono come diritto in azione. 

Nei dialoghi che si susseguono, avendo al centro di volta in volta un articolo della Costituzione – una selezione di articoli, quelli che in via diretta e principale entrano nella attività quotidiana degli studi notarili e quelli per i quali le persone chiedono in modo diffuso capillare e sovente cogente l’intervento garante ed adeguatore del Notaio – si trovano gli incontri fra quello che la ricerca empirica ci racconta per rispondere alla domanda “quo vadis Italia?” e quello che il Notaio vive e vede, ciò che lo anima e lo ispira, ciò che ne fa il fondamento ma anche la prassi quotidiana della sua professione. 

In fondo tutti gli articoli si trovano nel punto di convergenza cardine che è il principio di eguaglianza dinnanzi alla legge e di mitigazione delle diseguaglianze che mettono barriere alla giustezza e alla inclusione, fra persone che sono in posizioni diverse per capacità, reddito, speranze, paure, informazioni, istruzione.

Attraverso questi dialoghi il lettore troverà la filigrana e l’affresco della società che siamo diventati ma anche quella che potremmo diventare con il contributo e la collaborazione di tutti coloro che studiano, operano, riflettono e agiscono in modo costituzionalmente orientato e attento ai fatti, alla vita, in ascolto e in pace.