Giuffré Editore

La famiglia italiana tra trasformazioni e continuità.

Maria Rita Testa

Professoressa ordinaria di Demografia, Università Luiss Guido Carli, Roma



La famiglia è il principale contesto in cui si compiono le scelte di vita e costituisce una fondamentale rete di sostegno sociale, economico e relazionale. Ciò che accade all’interno della famiglia si riflette, da un lato, nei percorsi individuali dei suoi membri e, dall’altro, nelle dinamiche della popolazione, oggetto privilegiato dell’analisi demografica. La famiglia rappresenta quindi il punto d’incontro tra dimensione micro- e macro-sociale, dove esperienze individuali e trasformazioni collettive si intrecciano e si influenzano reciprocamente. 

In Italia la famiglia occupa una posizione centrale che va oltre il semplice ambito statistico o accademico, assumendo anche una rilevante dimensione sociale e politica. Non a caso, l’articolo 29 della Costituzione italiana afferma che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» e prosegue stabilendo che «Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». In quanto nucleo fondante della società, la famiglia non solo riflette i cambiamenti storici, sociali, culturali ed economici del Paese, ma contribuisce essa stessa a generarli e orientarli nel tempo. 

Diventa quindi fondamentale monitorare i cambiamenti nelle modalità di “fare famiglia” e nelle diverse forme familiari presenti nella società contemporanea. Secondo Istat, «la famiglia è un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune». La famiglia può essere costituita anche da una sola persona e include inoltre i membri temporaneamente assenti. Dal punto di vista demografico, le famiglie si distinguono in famiglie con nucleo e famiglie senza nucleo, distinzione che nella terminologia anglosassone corrisponde rispettivamente a families e households. Nel primo caso esistono legami di parentela o affinità tra i componenti; nel secondo tali legami sono assenti. Rientrano tra le famiglie con nucleo le coppie con figli, le coppie senza figli, i genitori soli con figli e le famiglie composte da due o più nuclei. Le famiglie senza nucleo comprendono invece sia le persone sole sia le convivenze multi-personali prive di relazioni familiari, come ad esempio studenti o lavoratori che condividono stabilmente un’abitazione.

L’analisi delle tendenze di lungo periodo evidenzia una significativa trasformazione della struttura familiare in Italia. Il numero delle famiglie è passato da circa 22 milioni nel 2000 a 26,4 milioni nel 2024, con un incremento di oltre 4 milioni di unità. Parallelamente, si osserva una progressiva riduzione della dimensione media familiare, scesa da 2,7 componenti all’inizio degli anni Duemila a 2,2 nel 2024. Le proiezioni demografiche indicano che entro il 2050 la media potrebbe attestarsi intorno a due componenti per famiglia.

La contrazione della dimensione media delle famiglie è riconducibile sia all’aumento delle famiglie unipersonali, la cui incidenza è cresciuta dal 24,9% al 37,4% nell’arco di circa vent’anni, sia alla diminuzione delle famiglie numerose con cinque o più componenti, passate dal 7,5% a 4,6% dal 2001 al 2022. Si assiste dunque a una progressiva erosione dei nuclei familiari più ampi e a una crescente diffusione di strutture familiari di dimensioni ridotte. Le famiglie diventano dunque sempre più piccole e sempre più numerose (Figura 1).

La riduzione della dimensione media delle famiglie non costituisce l’unico elemento distintivo della trasformazione in atto nel contesto italiano. Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda infatti il progressivo processo di diversificazione delle strutture familiari e l’emergere di nuove forme di convivenza. Tra queste rientrano le coppie non coniugate, le famiglie ricostituite, i nuclei monogenitoriali non derivanti da vedovanza e le persone sole, vedove e non vedove, che complessivamente rappresentavano circa il 22% delle famiglie nel 2002 e raggiungono quasi il 40% nel 2023 (Istat, 2024). 


Figura 1. Famiglie unipersonali e con 5 o più componenti. Anni 2001, 2011, 2021.

 (per 100 famiglie).

Fonte: Elaborazioni Luiss su dati Istat. Annuario Statistico Italiano 2024.


In particolare, si evidenzia la forte crescita delle famiglie unipersonali, passate dal 21% nel 1994-1995 al 37% del totale nel 2024-2025, secondo gli ultimi dati Istat (2026). Nel complesso, tali dinamiche confermano un processo di progressiva frammentazione della struttura familiare, caratterizzato da una riduzione della numerosità media dei nuclei e da una crescente eterogeneità delle forme familiari che erode il modello tradizionale di genitori con figli. La crescita delle famiglie unipersonali si è accompagnata infatti a una progressiva riduzione del peso delle forme familiari più tradizionali, in particolare delle coppie con figli. Queste ultime rappresentavano circa il 48% delle famiglie nel 1994-1995, mentre nel 2024-2025 risultano scese al 28%, evidenziando una significativa contrazione nel corso degli ultimi tre decenni (Figura 2). 


Figura 2. Famiglie per principali tipologie. Medie anni 1994-1995, 2003-2005, 2014-2015, 2024-2025 

(valori percentuali). Numero di famiglie (in migliaia): 1994: 20,020; 2003: 22,876; 2014: 24,611; 2024: 26,478.


Fonte: Elaborazioni Luiss su dati Istat. Rapporto Annuale 2026


Dall’analisi comparativa tra famiglie con e senza figli emerge, nel ventennio 2002-2022, una riduzione di oltre dieci punti percentuali nelle coppie con figli (Figura 3, Panel A). Il fenomeno risulta più accentuato nelle regioni del Sud e delle Isole, dove i livelli iniziali erano più elevati rispetto al Centro-Nord (meno 15 e meno 18 punti percentuali rispettivamente nel Sud e nelle isole nel periodo considerato) (Figura 3, Panel A). 

Le coppie senza figli invece mostrano una dinamica territoriale più articolata, con una lieve diminuzione nel Nord-Ovest, nel Nord-Est e nel Centro (+1 o 2 punti percentuali), e un leggero aumento nel Sud e nelle Isole (+1 o 2 punti percentuali) (Figura 3, Panel B). Tale andamento differenziato tra le ripartizioni si deve leggere anche alla luce della maggiore presenza straniera nelle aree del Centro-Nord. Gli immigrati stranieri, infatti, tendono a incidere sulla composizione delle tipologie familiari in favore dei nuclei più tradizionali, sia per una maggiore stabilizzazione sul territorio nelle aree del Centro-Nord (ricongiungimenti familiari), sia per la persistenza di modelli familiari mediamente più orientati alla struttura coniugale (Figura 3, Panel B).


Figura 3. Coppie con figli e senza figli per ripartizione territoriale. Anni 2002-2003, 2022-2023. 

(valori per 100 famiglie). 


Panel A. Coppie con figli

Panel B. Coppie senza figli


Fonte: Elaborazioni Luiss su dati Istat 2024. Annuario Statistico


Un ulteriore aspetto della trasformazione della famiglia in Italia riguarda la progressiva riduzione della propensione al matrimonio. Nel lungo periodo 1971–2024, infatti, il numero dei matrimoni è diminuito in modo significativo, passando da oltre 400.000 a circa 173.000. Questa minore “affezione” al vincolo matrimoniale si accompagna a una crescente instabilità coniugale. I divorzi, infatti, sono aumentati in maniera consistente: da circa 17.000 nel 1971 a oltre 77.000 nel 2024. n questo contesto di maggiore fragilità delle unioni, si osserva anche un cambiamento nelle scelte patrimoniali delle coppie. È infatti cresciuta in modo rilevante la quota di matrimoni che optano per il regime di separazione dei beni, passata dal 47% nel 1998 al 74% nel 2024: oggi circa tre matrimoni su quattro scelgono questa forma di tutela economica (Istat 2025).

La portata trasformativa della crescente disaffezione al matrimonio emerge con particolare evidenza da una lettura in chiave generazionale dei dati. Per le coorti femminili nate nel 1933 e nel 1958, il matrimonio rappresentava infatti una condizione pressoché generalizzata: oltre il 90% delle donne risultava sposata entro i 40 anni, con differenze territoriali minime tra le diverse ripartizioni del Paese. Il quadro cambia in modo significativo per le generazioni più recenti. Tra le donne nate nel 1983, infatti, la quota di sposate all’età di 40 anni scende a circa una donna su due nel Centro-Nord, mentre risulta più elevata nel Mezzogiorno, pur fermandosi comunque attorno al 70%, ben al di sotto dei livelli delle coorti precedenti (Istat 2025). Questa trasformazione, tuttavia, tende a emergere con minore evidenza nelle analisi aggregate in ottica periodale, perché si sviluppa in parallelo ad una dinamica opposta: l’aumento dei secondi matrimoni, che contribuisce a ridisegnare le traiettorie coniugali e a rendere più articolata la lettura complessiva del fenomeno.

I secondi matrimoni, o seconde nozze, risultano in progressivo aumento e, contestualmente, sempre più caratterizzati da un rinvio dell’età al momento della celebrazione. In particolare, si osserva uno spostamento significativo del picco di frequenza: nei matrimoni del 1998 esso si collocava intorno ai 30 anni per le donne e ai 35 anni per gli uomini; nel 2023, invece, il valore massimo si registra a età decisamente più elevate, pari a circa 50 anni per le donne e 55 anni per gli uomini (Figura 4).


Figura 4. Sposi e spose al secondo o successivo matrimonio per età. Anni 1998 e 2023.

(valori assoluti) 

Immagine che contiene testo, schermata, Diagramma

Descrizione generata automaticamente


Fonte: Istat 2025. Rapporto Annuale 2025


Il processo di posticipazione non si limita alle seconde unioni, ma si colloca all’interno di una più ampia trasformazione delle traiettorie di transizione all’età adulta. Anche le prime nozze, così come le principali tappe del percorso biografico dei giovani, risultano infatti progressivamente rinviate nel tempo. Tale dinamica si intreccia ad un’altra trasformazione strutturale di rilievo, l’incremento di nascite fuori dal matrimonio che erano il 10% del totale nel 2001, e raggiungono il 44% nel 2021, a testimonianza del profondo mutamento nei modelli di formazione familiare (Istat 2025).

Il passaggio all’età adulta non segue più una sequenza lineare e normativamente standardizzata – studio, ingresso nel mercato del lavoro, uscita dalla famiglia di origine, matrimonio e procreazione – ma si articola attraverso percorsi sempre più differenziati, flessibili e non lineari. L’elemento comune a tali traiettorie è rappresentato dal progressivo allungamento dei tempi di transizione tra le diverse fasi della vita adulta, dalla conclusione del percorso formativo all’inserimento occupazionale, fino alla formazione di un nucleo familiare autonomo. Questa evoluzione contribuisce a indebolire il legame tra formazione della famiglia e istituzione matrimoniale, rendendo l’avvio della vita familiare sempre meno vincolato a modelli tradizionali e sempre più aperto a forme diversificate di organizzazione delle relazioni familiari.

Le ultime previsioni della popolazione e delle famiglie residenti in Italia a cura dell’Istat indicano un’ulteriore intensificazione delle tendenze già osservate nell’ultimo ventennio. In particolare, entro il 2050 si stima la presenza di circa 11 milioni di famiglie composte da persone sole (che saranno il 44% del totale delle famiglie), delle quali circa tre quarti saranno costituite da individui (più spesso donne) di età pari o superiore ai 65 anni (Istat, 2025b). Si tratta di una tendenza diffusa a livello nazionale, ma che si presenta con intensità differenziate nelle ripartizioni, a causa dei diversi ritmi di invecchiamento demografico nelle regioni italiane. In particolare, gli scenari disaggregati su base territoriale, evidenziano il primato della Liguria nella più elevata incidenza di famiglie unipersonali, pari al 45,5%, a fronte di una media nazionale del 37,5% al 2042. Al tempo stesso, in alcune regioni del Centro-Nord, quali Toscana, Emilia-Romagna e Liguria, si prevede il sorpasso numerico delle coppie senza figli rispetto a quelle con figli entro il 2042. Gli scenari previsivi confermano l’esistenza di un profondo riassetto delle configurazioni familiari nel contesto demografico italiano e mettono in luce un gradiente territoriale Nord–Sud che continuerà ad esistere sia pur attenuandosi gradualmente nel lungo periodo (Istat, 2025b e Istat 2023).

Tali trasformazioni rendono necessario avviare una riflessione approfondita circa la capacità della famiglia, nelle sue configurazioni attuali, di continuare a svolgere le funzioni di cura che storicamente le sono state attribuite in un contesto di welfare a forte impronta familistica. In particolare, appare sempre più rilevante ripensare le modalità attraverso cui tale funzione possa essere adeguatamente sostenuta e garantita all’interno dell’assetto complessivo del sistema di protezione sociale. Ciò assume particolare significatività alla luce del fatto che le principali dinamiche demografiche, invecchiamento e declino della popolazione, non suggeriscono, nel medio-lungo periodo, alcuna inversione di tendenza.

Il declino e l’invecchiamento demografico non hanno solamente ragioni strutturali che risiedono nella lunga storia di bassa fecondità del nostro paese, 1,18 figli per donna nel 2024, ma sono ulteriormente aggravate dall’aumento dell’emigrazione all’estero di giovani 25-34enni, molti dei quali laureati: solo nel 2023 si sono registrati circa 22,000 espatri di giovani in questa fascia di età, molti dei quali con titolo di studio terziario. Questo fenomeno, in costante espansione nell’ultimo decennio, suscita crescente preoccupazione poiché incide non solo sulla contrazione del potenziale demografico e riproduttivo del Paese, ma comporta anche una significativa dispersione di capitale umano. Tale perdita appare ancor più rilevante se si considera l’esiguo numero di giovani con diploma di laurea in Italia, circa il 30%, una percentuale sensibilmente bassa agli analoghi valori di Francia e Germania (50%) (Istat, 2026).

Risulta quindi fondamentale evidenziare come la dinamica demografica contribuisca a ridefinire il volto della famiglia in Italia anche attraverso i fenomeni di mobilità, non soltanto internazionale ma anche interna. Quest’ultima si sviluppa lungo due principali direttrici: da un lato, lo spostamento dalle aree interne verso i grandi centri urbani; dall’altro, il persistente flusso migratorio lungo l’asse Sud–Nord del Paese. Il 50% degli spostamenti dalle aree interne del Sud è diretto verso i poli centrali del Nord e del Centro (Testa 2025). Nel 2024 si sono registrati complessivamente circa 1,4 milioni di movimenti interni, sempre più caratterizzati da forme di mobilità circolare connesse a esigenze di studio e di lavoro (Istat 2025). Tali dinamiche incidono profondamente sulle trasformazioni della famiglia contemporanea, contribuendo alla dispersione territoriale dei nuclei familiari, al progressivo rinvio della formazione della famiglia e a una crescente frammentazione spazio-temporale delle traiettorie biografiche individuali. L’ampliarsi della distanza tra i luoghi della formazione, dell’occupazione e della residenza, unitamente alla concentrazione delle opportunità economiche e culturali nei poli urbani e nelle aree maggiormente sviluppate, condiziona in misura crescente le scelte di vita delle persone e, di riflesso, le modalità di costruzione, organizzazione e mantenimento delle relazioni familiari.

In questo scenario di profonda trasformazione della famiglia emerge, tuttavia, anche un significativo elemento di continuità con il passato: la crescente mobilità delle giovani generazioni si accompagna, in modo apparentemente paradossale, a un incremento della proprietà immobiliare all’interno della stessa fascia di popolazione. Tra il 2019 e il 2024, infatti, la quota di giovani proprietari di un’abitazione è passata dal 60% al 64%. Parallelamente, nello stesso arco temporale, si è registrato un marcato saldo migratorio negativo, con circa 190.000 espatri a fronte di appena 73.000 rientri (Istat 2025). Ne deriva un quadro complesso nel quale mobilità e radicamento territoriale non si configurano come dimensioni contrapposte, bensì come aspetti che convivono all’interno delle medesime traiettorie biografiche. Questa apparente ambivalenza costituisce una peculiarità del contesto italiano nel panorama europeo e testimonia la persistenza di elementi di stabilità all’interno dei profondi processi di cambiamento che attraversano i percorsi di vita delle nuove generazioni.



Riferimenti bibliografici:

Istat 2026, Rapporto Annuale, 2026

Istat 2025a, Rapporto Annuale, 2025

Istat 2025b, Previsioni della popolazione residente e delle famiglie. Statistiche report, 28 luglio 2025.

Istat 2024, Annuario Statistico Italiano.

Istat 2023, Previsioni della popolazione residente e delle famiglie. Statistiche report, 28 settembre 2023.

M.R. TESTA, Audizione presso la commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica in atto, 22 luglio 2025.